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101 momenti magici del calcio, Bertolacci, Fonsato, Tacchini (2019)

Edito da: Nuinui, 320 pagne.

PREMESSA
Un modo straordinario di raccontare la Storia del calcio, dai giorni in cui Ebenezer Cobb Morley alla Freemason’s Tavern decise di dare al gioco delle regole precise, ai recenti trionfi inglesi nelle coppe europee del 2019, non già con una mera esposizione cronologica degli eventi ma concentrandosi su 101 momenti che gli autori non esitano a definire storici per i più svariati motivi.

PRO
Se è vero, come è vero , che il calcio gode di un successo universale, ciò è dovuto principalmente a due motivi: la sua semplicità e le dirompenti emozioni che suscita. Due fattori che sono ben presenti in questa monumentale opera, permeandone ogni pagina. Gli autori spaziano per quasi un secolo e mezzo selezionando con estrema cura i 101 momenti che hanno fatto la Storia : gli episodi , presentati in ordine cronologico, sono le stazioni di un viaggio quasi onirico. Ci sembra quasi di sentire il suono del valzer quando si parla del Wunderteam di Meisl e Sindelar, mentre è il ritmo della samba a risuonare nelle nostre orecchie quando si parla del divino Brasile di Messico 70. Nessun grande campione è escluso da questo percorso, ma sono presenti anche personaggi pittoreschi eppure tremendamente emozionanti, da Sam Bartram, portiere “dimenticato” nella nebbia di un lontano Chelsea – Charlton ai fratelli Starostin che fecero conoscere il calcio a Stalin. E poi la celebre “partita della morte” che ispirò John Huston e il suo “Fuga per la vittoria”, quella giocata sotto le bombe, il portiere che parava tutto e ipnotizzava gli avversari, l’autogol che costa una vita, le tragedie delle squadre spezzate, i grandi allenatori, i grandi manager…pagine che definire coinvolgenti è riduttivo. Il libro inoltre è corredato da magnifiche foto per lo più provenienti dall’archivio Getty. Particolarmente accattivante inoltre l’iniziativa di aggiungere un QR Code a ogni capitolo, grazie al quale, con l’ausilio di una app per smartphone o tablet, si realizza il sogno di ogni autore: far sì che i personaggi su carta prendano davvero vita, anche se solo in video.

CONTRO
Scherziamo, vero?

UN ESTRATTO
(Impresa improba scegliere fra tutto lo scibile della storia calcistica: punto su Brian Clough e il suo Nottingham dei miracoli, unica squadra finora ad avere più coppe Campioni che scudetti nel suo palmares)

Il calcio, lo sport più bello del mondo, è in grado di trasformare i sogni in realtà. Proprio come fece Brian Clough, con il suo Nottingham Forest, un team di provincia della seconda divisione, portato in pochissimo tempo – e per giunta due volte consecutivamente – a esultare sul tetto d’Europa.I believe in miraclesè l’ultimo film documentario (in ordine cronologico) dedicato a Clough, il più grande allenatore del calcio inglese e , ragionevolmente, come sostengono i “più”, del mondo.Perché lui sì, per davvero, quasi sempre assieme al suo fido assistente Peter Taylor, riusciva a tramutare l’impossibile in impresa sensazionale. Portare formazioni provinciali e dalla bacheca semivuota alla gloria: nazionale per il Derby County nel 1972 e addirittura d’Europa, qualche anno dopo, seduto su un’altra panchina delle East Midlands, quella dei rivali del Nottingham Forest. (…) Con grande umiltà, il 6 gennaio del 1975, a stagione in corso, accetta – come a Derby – di ripartire dal basoo. Dal Nottingham Forest, squadra condannata a un lungo anonimato di classifica in seconda divisione. Dopo un anno e mezzo di assestamento, portò i “Garibaldi Reds” , al termine della stagione 1976/77, alla conquista dell’allora First Division. Al termine della stagione successiva, alla conquista del titolo di campione d’Inghilterra e , quella dopo ancora, sul tetto d’Europa (…) con i suoi soliti metodi rivoluzionari, la sua dialettica dissacrante, il suo gioco corale che cambiò un calcio inglese tutto muscoli e tackle nel fango.(…)Il sogno era diventato realtà, il Forest salì sul tetto d’Europa ma i ragazzi terribili di Clough diedero vita, l’anno successivo, a qualcosa di unico: ripetere l’impresa per la seconda volta consecutiva, partecipando come squadra detentrice del trofeo. (…) Nella finalissima del Santiago Bernabeu di Madrid, la banda di Clough si impose ancora una volta 1-0 grazie alla rete al 20′ del folletto scozzese John Robertson. Da team going nowhere della periferia del calcio inglese, il Nottingham Forest passò ben presto a miracolo europeo. Proprio sotto le note di I believe in miracles, inteso questa volta come brano dance delle Jackson Sisters.

Questa recensione è stata pubblicata da Gabriele Tassin nel gruppo facebook del Circolo ILEIC.