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Buon sangue non mente, Giuseppe D’Onofrio (2006)

PREMESSA
Giuseppe D’Onofrio insegna ematologia e medicina di laboratorio all’Università Cattolica di Roma ed è direttore del Servizio di Emotrasfusione del Policlinico Gemelli di Roma. Più di trent’anni di analisi del sangue gli sono valsi vari riconoscimenti accademici nonché la possibilità di essere scelto come perito ematologo in alcuni processi per doping. Nel gennaio del 2004 viene designato come perito per un processo che sconvolgerà il mondo del calcio italiano (anche se oggi è quasi finito nel dimenticatoio): il processo per doping farmaceutico che vede come imputata la Juventus. Il caso venne aperto a partire dalle dichiarazioni di Zeman del 1998, con le quali l’allora allenatore della Roma aveva avanzato dubbi sull’uso eccessivo di farmaci nel calcio e sulle trasformazioni fisiche di alcuni giocatori della Juventus: “È uno sbalordimento che comincia con Gianluca Vialli. E arriva fino ad Alessandro Del Piero. Io che ho praticato diversi sport pensavo che certi risultati si potessero raggiungere solo col culturismo, dopo anni di lavoro specifico”.
Questo libro, scritto in prima persona da D’Onofrio, offre un vivido resoconto di quel processo, nonché dell’elaborazione della perizia con la quale l’autore avvalorò i sospetti di doping.

PRO
Personalmente ho trovato questa lettura rincuorante. Sono un tifoso del calcio, prima ancora che di una specifica squadra. Ho sempre amato visceralmente questo sport e considero il calcio come un gioco. Dato che giocare, come sappiamo, è un qualcosa ormai concesso solo ai bambini e per brevi periodi, considero il calcio anche come un gioco capace, nel suo piccolo, di resistere e non farci mai invecchiare. Se pensiamo però al calcio degli ultimi decenni, è naturale almeno per noi italiani tornare col pensiero dapprima al processo Calciopoli, che smascherò un vero sistema atto a manipolare i risultati delle partite, e poi al processo per doping farmaceutico che qualche anno prima coinvolse ancora la Juventus, e che viene raccontato nel libro da D’Onofrio.
Leggendo queste pagine non ho potuto far altro che ringraziare l’autore per tre motivi: innanzitutto il coraggio dimostrato nell’occasione del processo, nel quale andò contro gli avvocati di una squadra con grande forza politica ed economica. Poi, in secondo luogo, per aver deciso di scrivere questo libro e tramandare così alla storia fatti che altrimenti rischierebbero di essere oscurati. Infine, l’ho ringraziato in cuor mio per la piacevolezza e la scorrevolezza della lettura, perché non si tratta del libro di un ematologo prestato alla scrittura, ma forse del contrario, ovvero di uno scrittore prestato all’ematologia.
Libro da leggere e far leggere, sia a sportivi che a studiosi che stanno per intraprendere una carriera in laboratorio. Consigliatissimo.

CONTRO
Nessuno. Si potrebbe obiettare che un tifoso della Juventus potrebbe non apprezzare il libro, ma penso che in realtà dovrebbe farlo e rimarcare, se possibile, una differenza tra il tifo e il supporto a condotte fraudolente.

UN ESTRATTO

Qualcosa non quadra. Valori alti, controlli frequenti. Dimas pure lui ha strane dissociazioni sui parametri del ferro. Ma quanti esami del sangue faceva Ferrara! Sei volte in cinque mesi dopo il Capodanno 97-98. Ma che dovevano controllare? Riporto il seguente appunto: «Cazzo! I valori più alti sono tra ottobre ’97 e marzo ’98! Specialmente il 29 dicembre ’97, che succedeva?»
Anche Birindelli ha la massima escursione di emoglobina quel giorno, Tacchinardi perfino arriva a 15,6. Un giorno miracoloso! Anche Montero ha proprio lì il suo valore massimo, addirittura 16,9, molto alto, confermato a febbraio. E Pessotto è una miniera di bizzarrie. La sua ferritina è sempre buona, ma la saturazione si abbassa almeno quattro volte, senza motivo. Ha una conta di reticolociti elevata, 2,7%, segno di stimolazione: ma che glieli misuravano a fare i reticolociti, ai calciatori con l’emoglobina normale? Altro mistero. E poi attenzione, questa è grossa: massimo valore il 14 ottobre ’98, 16,2 di emoglobina e addirittura 49,9% di ematocrito, e che succede? Dopo neanche due settimane gli ripetono tutte le analisi e l’emoglobina scende a 14,2 e l’ematocrito a 44%. Sono indizi seri, questi, sparpagliati, ma tutti nella stessa direzione. Tutte queste analisi dovevano servire a controllare qualcosa. E questi atleti stavano bene, giocavano, non erano infortunati.

Questa recensione è stata pubblicata da Valerio Santori nel gruppo facebook del Circolo ILEIC.