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Duellanti, Paolo Condò (2016)

Edito da : Baldini & Castoldi, 2016, 217 pagine

PREMESSA
Paolo Condò, commentatore sportivo per Sky e columnist della gloriosa Gazzetta dello Sport, regala una grandissima prova di sè con questa splendida opera riguardante i quattro Clasicos disputati nell’aprile 2011, con i grandi rivali di Spagna, Barcellona e Real Madrid, che si affrontano in soli 18 giorni per contendersi campionato, Copa del Rey e Champions League. L’autore ci prende per mano guidandoci , novello Virgilio, in una vera e propria infernale guerra mediatica senza esclusioni di colpi, riuscendo nel contempo a fornirci un meraviglioso affresco di come fosse vivere e lavorare in Spagna per un giornalista sportivo.

PRO
Beh, il libro appassiona innanzitutto perché è la storia di un duello rusticano fra i due condottieri delle squadre all’epoca probabilmente più forti e ricche del mondo (godibilissima la citazione colta in cui paragona i due allenatori ai protagonisti dell’omonimo film di Ridley Scott, dipingendo Mourinho come il sanguigno Feraud e Guardiola al più distaccato D’Hubert). Condò è magistrale nella descrizione di tutto l’ambiente: ogni conferenza stampa è vivisezionata fino alla descrizione dei tic nervosi dei protagonisti, il ritmo narrativo è agile e incalzante, e l’autore spiega ogni reazione dei vari personaggi che si stagliano sullo sfondo scavando a fondo nel passato e nell’animo di ogni attore.

CONTRO
Dovendo proprio trovare il pelo nell’uovo…diciamo che il giornalista triestino è davvero molto, molto bravo a mantenere il più possibile la cosiddetta “neutralità del conduttore”. Non lesina complimenti a Mourinho, sottolineando volentieri i suoi trionfi, l’abilità sia tattica sia nella creazione di alchimia fra i giocatori, la bravura nel piegare ai suoi voleri anche presidenti abituati a comandare anziché chiedere. Ma quando parla di Guardiola, non può trattenersi: la sua sconfinata ammirazione per l’uomo prima che per l’allenatore, lo porta a farsi prendere un po’ la mano, sconfinando nell’agiografia più spinta. Ma la maestria dell’autore sta anche nel far sì che questo suo “tifo” non infici assolutamente la fruibilità e la godibiltà dell’opera.

UN ESTRATTO
Scelgo il passo della commemorazione di Puskas, in cui a mio parere Condò tocca l’apice con una commovente intensità.

A 85 anni don Alfredo, presidente onorario del club e consigliere particolare di Florentino Perez, è una specie di divinità crepuscolare ed esausta. Qualche anno prima, nel 2006, da invitato nella tribuna d’onore del Bernabeu, assistei a una scena che mi strinse il cuore. Prima di una gara col Racing Santander venne ricordato il grande Ferenc Puskas, scomparso in settimana, e nella commozione di quello stadio immenso, accompagnata dalla musica struggente di Ennio Morricone , agli altri due componenti del trio d’attacco magico di fine anni 50, Gento e Di Stefano, si inumidirono gli occhi. Francisco Gento, l’antica freccia madridista, si alzò faticosamente dalla poltroncina. Don Alfredo provò a fare forza sulle ginocchia, ma senza riuscirci: rimase allora seduto con la coppola levata dal capo nella mano sinistra, la destra stretta a quella di Gento in piedi. La cerimonia durò novanta secondi, novanta secondi di fortissima intensità, e in quei due vecchi che si tenevano per mano salutando l’amico di giorni lontani e tanto, tanto gloriosi, c’era il senso feroce del tempo che scorre, crudele e persino offensivo nel decadimento fisico degli antichi eroi.

Questa recensione è stata pubblicata da Gabriele Tassin nel gruppo facebook del Circolo ILEIC.