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Giocare da uomo, Javier Zanetti (2013)

Edito da: Mondadori

PREMESSA
Gianni Riotta, “capitano” del giornalismo italiano (ex direttore tg1, ex direttore del Sole 24 ore), guida Javier Zanetti, capitano nerazzurro ritiratosi nel 2014, nella stesura di un’autobiografia corposa che ripercorre tutti i passaggi fondamentali della sua carriera.

PRO
Personalmente, essendo interista ed essendomi molto commosso nel giorno del suo addio, ho ritrovato in queste pagine quasi la storia di un vecchio amico. Quanti di noi sono cresciuti insieme ai loro idoli in calzettoni e scarpini? Beh, questo libro è una fenditura che lascia intravedere cosa c’è sempre stato “dall’altra parte dello schermo”, ovvero una storia personale per molto tempo inaccessibile. Eh sì, perché il caro Javier non si è mai prestato ad alcun tipo di pettegolezzo in carriera, non ha mai rilasciato dichiarazioni superflue, non ha mai esposto nemmeno un briciolo della sua vita privata alle telecamere. Per questo Giocare da uomo sembra quasi una fuga di notizie, per tutta la lettura del libro hai la sensazione di leggere un diario altrui, finora gelosamente custodito.
Troverete nel libro molti ricordi legati a Dock Sud (cittadina argentina che gli ha dato i natali) e alle sue origini umili (padre muratore, lui nella sua squadra), alla moglie Paula (che scoprirete essere stata influente anche nelle decisioni di mercato, Dio la ringrazi!) compagna fedele di una vita, ma anche ovviamente alle stagioni che ha “macinato” in maglia nerazzurra. Sullo sfondo del racconto, si stagliano i precetti morali che hanno guidato la sua carriera (ma direi più in generale la sua vita), e che somigliano quasi a comandamenti che un qualsiasi giovane uomo farebbe bene a conoscere: primo fra tutti, “chi gioca con orgoglio non perde mai”, una verità che forse più di altri l’ex-capitano è stato in grado di imprimere nel dna della sua squadra.
Il racconto non può che concludersi con i ricordi legati al mitico triplete del 2010, legato indissolubilmente (e questo libro è fondamentale per capirlo) al 2002 e a quel 5 maggio che i tifosi nerazzurri nel tempo hanno quasi cercato di rimuovere dalla propria memoria. La telecamere si soffermarono su Ronaldo in lacrime, in quel dell’Olimpico, ma al suo fianco, se guardate bene, c’è anche Javier Adelmas Zanetti. Piange? No, non versa nemmeno una lacrima, sta pensando già a come migliorare nella stagione successiva.

CONTRO
I limiti di questo libro sono tutti legati al genere di cui fa parte. Questa è una delle classiche autobiografie fittizie che andavano e sfortunatamente continuano ad andare di moda. Chiaro che i ricordi e i pensieri siano di Zanetti, ma questo genere letterario, facendo fintamente raccontare al campione di turno in prima persona gli avvenimenti, oscura/plastifica il risultato finale perché cerca quasi di nascondere il lavoro del giornalista incaricato della stesura. Il risultato è che mentre si legge si ha spesso la sensazione che il giocatore non si sarebbe mai espresso in certi termini, e si reputa l’azione del giornalista opprimente. In realtà il problema è proprio nel genere, un problema al quale alcune case editrici intelligenti stanno ovviando, pubblicando i racconti di epopee sportive straordinarie prendendo come punto di vista esplicito quello del giornalista, unico autore del titolo.

UN ESTRATTO

Massimo Moratti, ai giornalisti che gridavano: «Presidente, come suo padre, campione d’Europa…», risponde modesto: «No, lui di Coppe dei Campioni ne ha vinte due…». Ma è felice: il giorno dopo va a colazione con la famiglia all’antico ristorante Botín, al collo la medaglia della vittoria. Mentre sta mangiando, entra un gruppo di tifosi e, tra le risate degli avventori madrileni, si inginocchiano tutti davanti a lui, in festa. Non abbiamo neppure parlato quella sera con Moratti: io sono sbucato da un gradone dello stadio, ci siamo visti e abbracciati forte, in silenzio. Quell’abbraccio significava tante cose, voleva dire: «lo e te ci siamo dall’inizio, dal 1995. Abbiamo vissuto insieme le illusioni e le gioie, i dolori e le ingiustizie, il riscatto e il lavoro. Noi due soli ci siamo dal primo giorno, quando nessuno credeva in noi, e adesso siamo qui, sul tetto del mondo, dopo tutte le battaglie».
Abbraccio Moratti, nessuno merita quella felicità come lui, dopo tutto quel che ha fatto per l’Inter. Quando io e i miei
compagni, negli anni a venire, ci ricorderemo della notte di Madrid e del nostro lavoro, la soddisfazione sarà aver condiviso quella felicità con milioni di tifosi.

Questa recensione è stata pubblicata da Valerio Santori nel gruppo facebook del Circolo ILEIC.