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La partita del secolo, Riccardo Cucchi (2020)

Edito da: Piemme, 140 pagine

PREMESSA
Il 17 giugno 1970, milioni di italiani si collegano nella notte per seguire la semifinale dei campionati del mondo di calcio in Messico. Saranno spettatori di uno dei momenti più epici del calcio e dello sport italiano in generale. Riccardo Cucchi, radiocronista fra i più amati, rivive insieme a noi le emozioni di quella che ancora oggi viene ricordata in tutto il mondo come la “Partita del Secolo”.

PRO
Tutto il garbo, lo stile e la completezza lessicale di Riccardo Cucchi condensate in un unico libro. Aprendo il volume abbiamo il privilegio di vivere in prima persona le emozioni di quella fantastica partita, con Cucchi che fa per noi la radiocronaca minuto per minuto. Ma il principe dei radiocronisti italiani non si limita a un banale resoconto del match, per quanto già emozionantissimo di per sé: egli riesce a essere seconda voce di sé stesso, concedendosi ampie digressioni nelle quali descrive uno per uno i protagonisti della semifinale (particolarmente toccanti le parole dedicate alla descrizione del dramma di Gerd Muller). C’è spazio inoltre per un sentito omaggio ai cantori di Italia – Germania 4-3 , Nando Martellini ed Enrico Ameri, maestri di stile per l’autore.

CONTRO
Il libro si inserisce in un filone celebrativo (cade proprio quest’anno il cinquantesimo anniversario della Partita del Secolo), e, seppur apprezzabile per la completezza della descrizione del match, poco si differenzia da opere relative allo stesso argomento.

UN ESTRATTO

Il calcio è molto più di un gioco. È umanità, soprattutto. Lo spiegava proprio Vittorio Pozzo: “Il calcio è specchio di vita. Gli uomini che lo praticano rivelano pregi e difetti con assoluta sincerità.” Già. Difficile nascondersi su un campo di calcio, che sia dentro un grande stadio o in una polverosa perfieria urbana. Quando giochi al pallone capisci chi sei. E capiscono chi sei quelli che giocano con te o che ti guardano dagli spalti. Il calcio non mente, aveva ragione Pozzo. Il calcio è verità. E come tutte le attività umane è pieno di difetti. Tutti quelli che si rintracciano nel patrimonio genetico di un essere vivente.Ma ha anche enormi pregi, il calcio, uno in particolare : suscita sogni. (…)Continuai a inseguire sogni. Certo, non più da aspirante calciatore, ma da appassionato di calcio, dentro uno stadio ad aspettare un gol, a vivere un’emozione sognando di raccontarla, da adulto, al microfono. Mi trasformai in quella figura così ben delineata da Eduardo Galeano, tifoso di calcio prima ancora che meraviglioso scrittore uruguaiano, quando definì sé stesso “un mendicante” (…)Mendicare gesti tecnici, mendicare gesti belli, mendicare emozioni: la condizione esistenziale del tifoso teorizzata da Galeano. Mendicare sogni, in definitiva.“Un giorno, un giornalista sportivo mi accusò di essere un venditore di sogni, e suppongo che l’intenzione fosse quella di offendermi. Mai ho ricevuto un elogio così bello, nemmeno da un amico.” Lo ha detto Jorge Valdano, sì, proprio lui, il giocatore del Real Madrid, campione del mondo con l’Argentina di Maradona nel 1986, rivelatosi poi anche un bravo scrittore.

Questa recensione è stata pubblicata da Gabriele Tassin nel gruppo facebook del Circolo ILEIC.

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