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La partita, Piero Trellini (2019)

Edito da: Mondadori. 614 pagine.

PREMESSA
“La partita più bella della storia del calcio, come nessuno l’ha mai raccontata”, e mai definizione calza più a pennello di questa. 5 luglio 1982, l’autore, all’epoca dodicenne, viene rapito dalla magia di una match emozionante e spettacolare e a distanza di quasi quarant’anni sforna un capolavoro sviscerando, come un orafo minuzioso, ogni singolo dettaglio di quella partita meravigliosa che funse anche da spartiacque in quell’indimenticabile Mundial.

PRO
Un’opera d’arte, completa sotto tutti i punti di vista. Ci sono grandi personaggi, siano essi giornalisti (Brera, Arpino, Soldati) , politici (Pertini, Spadolini, il grande Artemio Franchi), e naturalmente gli eroi del Sarrià, i calciatori, presentati singolarmente e in maniera completa uno ad uno. Ma anche personaggi oscuri che entrano nella storia per l’intuizione di un fotografo, e arbitri con una storia personale incredibile alle spalle. Si parla della politica del tempo, viene toccato il tema degli intrallazzi della Fifa e degli sponsor che si fanno sempre più predominanti a discapito del romanticismo del calcio, che forse inizia a tramontare in quei giorni. Viene raccontata anche la faida nella famiglia Dassler, con lo scisma Adidas che porta alla fondazione della Puma. Abbiamo retroscena, digressioni, divagazioni, suspense (sì, suspense, anche se sai benissimo come va a finire la partita leggi le pagine col fiato sospeso)…tutto raccontato in una prosa accattivante, semplice eppure mai banale, con un tono epico che regala la giusta aura e dignità letteraria a un evento che ha segnato la storia non solo sportiva dell’Italia degli anni 80, che stava faticosamente uscendo da un decennio buoi e terribile, a riprova (l’ennesima) dell’importanza sociale del calcio e dello sport in generale.

CONTRO
Impossibile trovarne, non amare questo libro significherebbe non amare il calcio e tutte le emozioni che scatena in noi. Un’opera imperdibile.

UN ESTRATTO
(siamo nelle fasi finali del match, il punteggio è fermo sul 2-2, che per l’Italia vuol dire eliminazione)

Il tempo non esiste di per sé. Sono le azioni stesse che creano il senso di ciò che scorre nei suoi minuti. Il cronometro di Klein trangugia impietoso le speranze azzurre. E al gioco italiano non resta che presentare sul campo una folla di idee simultanee e rapidissime. Il pari non basta a nessuna delle due squadre. Gli italiani devono vincere. I brasiliani vogliono vincere. Ma ogni singola fine può diventare un nuovo inizio. (…) Conti osserva la palla. Una sfera che sei mani hanno condotto sull’angolo del campo prima che il suo piede le vada contro. Lancia uno sguardo alla folla che si agita davanti a Peres. e colpisce. La palla arriva alta sul bordo dell’area. Si alzano insieme , schiena contro schiena, Socrates e Paulo Isidoro che la colpisce di testa. Il pallone vola in cielo in un campanile lento e inesorabile e poi precipita in mezzo a sette brasiliani e un paio di Azzurri. Uno di questi è Tardelli, che si gira su sé stesso per dar forza al suo sinistro. Gli vanno incontro come ali furiose Luizinho e Oscar. Inutilmente. Il pallone di Tardelli li attraversa dilaniando l’intera area brasiliana. Peres lo guarda. Di fronte a lui poggiano come sentinelle Graziani a sinistra e Rossi a destra. Entrambi di spalle. Rossi tiene i piedi sull’area piccola. Graziani è un metro più avanti. E’ il particolare che cambia gli eventi. La palla di Tardelli è destinata a sfilare fra i due italiani per arrivare in porta, dritta tra le braccia di Peres che sta seguendo la sua scia. Ma Graziani , in una imitazione del gesto tardelliano, inizia a rotearsi per colpirla al volo di sinistro. Lo stesso pensa Rossi, che poggia il piede sinistro a terra per far partire il destro. L’immagine, dagli occhi di Peres , è questa: due Azzurri perfettamente simmetrici stanno per colpire il pallone.Uno con il destro, l’altro con il sinistro. Se la tocca Graziani, la palla va alla sua destra, se la tocca Rossi va a sinistra. La scelta è intrappolata nel metro che separa i due azzurri. Peres punta su Graziani: colpirà per primo la palla perché è il primo che può intercettarla. E così sembra per un istante. Mentre vede i due piedi che stanno per colpire la sfera, il portiere fa un mezzo passo verso la sua destra. Non può sapere. Non ha il tempo per capire. Graziani sbaglia il tempo, per un soffio. E il pallone lo tocca ancora lui. Rossi. La palla sfila nel suo filo di corrente. E Waldir Peres la sente sul viso. (…)Waldir Peres, di professione portiere, in questo momento corrode fino a spegnerla la possibilità ultima di avere uno spazio e un tempo per sé nella gloria dei giorni che verranno. Potrà rinascere, certo. Ma non lì. La vita per lui sarà altrove. Come per Barbosa. Perché è rete.I tifosi italiani del Sarrià esplodono. Klein fischia e corre impassibile verso il centro del campo. Nella sua testa pensa : “Ma è incredibile!”. Talmente incredibile che il telecronista della RAI Nando Martellini, offuscato dal caldo torrido e dalla tensione , annuncia emozionato : “Ed è pareggio!”. Invece è tre a due. Manca un quarto d’ora alla fine.

Questa recensione è stata pubblicata da Gabriele Tassin nel gruppo facebook del Circolo ILEIC.