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L’alieno Mourinho, Sandro Modeo (2013)

Edito da: Isbn Edizioni, 185 pagine, 2013 (edizione aggiornata)

PREMESSA
Oh sì,ci è già capitato. Quasi sempre, la biografia del personaggio che abbiamo acquistato si rivela in realtà una banale agiografia, un elenco delle imprese del nostro eroe, che si dimostra raramente fallibile e assurge a rango quasi divino. Ma chi avesse la bontà di leggere il favoloso libro di Modeo (collaboratore fra gli altri del Corriere della Sera e del Guardian) si troverebbe di fronte a un vero e proprio saggio sociopedagogico, che riesce a presentarci tutte le sfaccettature dell’uomo Mourinho, senza fermarsi al lato calcistico, ma anzi sfruttandolo per spiegarci Mou in modo introspettivo e umano.

PRO
Modeo, penna elegante e ricca di cultura, riesce a regalare al calcio dignità e spessore culturale raccontandoci vita e carriera di Josè Mourinho, appoggiandosi a molti altri campi, quali la biologia evoluzionistica, la filosofia , le neuroscienze, la psicologia, ma anche storia e cinema. Il racconto è straordinario : i vari fatti di vita e carriera di Mou sono occasione per fantastiche digressioni in cui l’allenatore portoghese viene paragonato non solo a personaggi di calcio dalla vita avventurosa come Bela Guttmann e Helenio Herrera, ma anche al grandissimo illusionista Harry Houdini. Dipingendo un ritratto di Mou non solo allenatore, ma anche manager, ricercatore, stratega e psicologo, Modeo riesce a spaziare in ogni ambito del sapere, rivelandosi veicolo di cultura ma lasciando anche la porta aperta per un eventuale approfondimento ; l’analisi calcistica inoltre è davvero notevole ( un esempio per tutti il passo in cui viene spiegato il metodo Lobanovsky)

CONTRO
Modeo è indiscutibilmente tanto colto quanto bravissimo: forse a volte non riesce a evitare di cadere nella sindrome di Narciso. Mentre Mourinho riesce a farsi capire con grande facilità da chiunque, Modeo a volte non resiste dalla tentazione di infarcire la sua opera con dei vocaboli altisonanti e complicati poco agevoli a una immediata comprensione del testo, e con delle parentesi magari troppo ampie per personaggi tutto sommato poco significativi.

UN ESTRATTO
(Sono gli ultimi momenti della semifinale di ritorno della Champions League 2010 al Camp Nou di Barcellona, uno dei momenti più alti del periodo interista di Mourinho)

Ognuno degli ultimi minuti ha una compressione nervosa abnorme: e al fischio finale, Mourinho corre – le braccia levate verso l’alto, gli indici tesi – fermandosi, nella stessa postura, sotto il frammento interista del Camp Nou. Il volto contratto in un orgoglio smisurato, il petto ansimante, più per la tensione compressa che per la corsa, li fissa come per dire loro qualcosa senza parlare. Mai come in quel momento è sembrato Harry Houdini : <<Sarò un mistificatore, sarò un comunicatore, ma quello che vivete è vero, ha la pesantezza dura della materia, della fatica dei vostri giocatori, della mia fatica, ed è per voi.>> In quel momento niente e nessuno può insinuarsi in quella comunione: ci prova il portiere del Barça, Valdes, abbrancando Mourinho e tentando di fermarne la corsa: ma viene allontanato con uno sguardo da posseduto, come fosse l’allucinazione indebita di un’altra dimensione. Non c’è più posto per il piano onirico: il sogno non è più tale:il principio di Realtà ha fatto irruzione in una notte che ha la nitidezza dei contorni del mattino. Come non c’è posto per le accuse – incombenti – di pragmatismo e risultatismo. Ogni diaframma fra estetica e concretezza è abolito: il bello , adesso, è lo splendore del vero. Lì, in quel momento, Mourinho vince di fatto la Champions, ben prima della finale del 22 maggio a Madrid.

Questa recensione è stata pubblicata da Gabriele Tassin nel gruppo facebook del Circolo ILEIC.

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