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Red or dead, David Peace (2014)

Edtito da: Il Saggiatore, 659 pagine, prima edizione 2014.

PREMESSA
La straordinaria parabola di Bill Shankly, leggendario e amatissimo allenatore del Liverpool, raccontata da David Peace. Si parte dal 1959, anno in cui Shankly arriva alla guida di un Liverpool che langue in Seconda Divisione; attraverso una rivoluzione dei metodi di allenamento e un accurato scouting dei giocatori, Shankly condurrà i Reds a dominare in Inghilterra e in Europa, per poi ritirarsi dopo l’ennesimo trionfo, vinto dallo stress. Un pensionamento però di cui si pentirà amaramente pochi mesi dopo…

PRO
Peace lo conosciamo tutti. Accuratissima ricerca, estrema attenzione ai dettagli, maniacale ricostruzione storica, particolare attenzione alla psicologia dei personaggi, spesse volte fatta intuire al lettore attraverso i dialoghi dei protagonisti: si pensi alla “spietatezza” di Shankly nello sbarazzarsi di giocatori che gli hanno dato tutto, come Saint John e Smith, in nome però del bene superiore del Liverpool Football Club, unica cosa che antepone all’affetto filiale provato per ogni suo giocatore. L’autore è eccezionale anche nel tratteggiare il ritiro del manager, che si pente quasi subito di non poter più essere l’allenatore della squadra che ha tanto amato, e probabilmente la parte migliore del libro è proprio quella in cui viene descritto il dolore di Shankly, maltrattato dai suoi vecchi dirigenti e perfino dal suo storico vice, che tenta di vincere la solitudine e il senso di inutilità autoinflittosi col ritiro andando ad aiutare al Tranmere il suo vecchio giocatore Yeats, o semplicemente allenandosi coi ragazzini al parco o scambiando quattro chiacchiere coi tifosi, gli unici a non averlo mai dimenticato e sempre amato, al pub.

CONTRO
Lo stile di Peace, ricco di ripetizioni ossessive. La punteggiatura che sincopa il ritmo. I dettagli sovrabbondanti, l’uso di venti vocaboli per descrivere cose per le quali ne basterebbero cinque. Bisogna ammettere che la lettura a volte risulta davvero faticosa, e avendo letto il libro anche in lingua originale, posso assicurare che il problema non è dovuto alla cattiva traduzione, anzi davvero ottima.

UN ESTRATTO
(Ian St.John, escluso col Newcastle, irrompe nell’ufficio di Shankly per chiedere spiegazioni. L’allenatore lo rimbalza, in quello che è il manifesto del suo modo di vivere la professione e il rapporto con il club, chiudendo con una frase che lo perseguiterà in un secondo momento)

Avrebbe dovuto dirmelo in faccia.Solo lei e me. Questo avrebbe dovuto fare.Perché? Prima d’ora non l’ho mai fatto con nessuno.Ma prima d’ora io non ero mai stato escluso. Prima d’ora non ero mai stato messo fuori squadra. Non mi era mai accaduto prima d’ora.E poi venirlo a sapere in quel modo. In quel cazzo di ingresso, da un fottuto estraneo. Credevo di meritarmi qualcosa di meglio. Dopo tutto quello che abbiamo passato, dopo tutto il tempo da cui ci conosciamo. Questo non significa niente per lei? Dopo tutti questi anni? Dopo tutte queste partite? Non significa niente? Bill scosse la testa. E Bill disse, Quelle partite erano per il Liverpool Football Club. Le partite che hai giocato, le cose che hai fatto. Erano tutte per il club, non per me…Ian St.John trattenne le lacrime. Ian St.John non riusciva a respirare. Ian St.John deglutì…Lo so che erano per il Liverpool Football Club. Ma erano anche per lei. Perché lei credeva in me. Per questo sono venuto qui. Per lei. Per la sua fiducia in me. (…) Sì, ho fatto tutto questo per il Liverpool Football Club. Ma ogni singola cosa che ho fatto era anche per lei. Per ringraziarla. Della sua fiducia in me. E della sua fede in me. Tutto questo l’ho fatto per lei. Tutto per lei, Boss.Bill aprì la bocca. Bill chiuse la bocca.(…) E poi Bill si alzò. E Bill disse, è quasi ora dell’allenamento, figliolo. faremo tardi. Forza, figliolo. Andiamo… Ian St.John non si mosse. Sabato è sempre stato il più bel giorno della mia vita, sussurrò Ian St.John. Ma sabato scorso è stato il giorno più brutto della mia vita. E questi sono stati i giorni più belli della mia vita. Qui al Liverpool, qui con lei. Ma quei giorni sono finiti, non è così? Ormai sono finiti. Bill alzò di nuovo lo sguardo sull’orologio alla parete. Bill abbassò di nuovo lo sguardo sul suo orologio da polso. Bill scosse la testa. E Bill disse, No, figliolo. No. Non ancora. Ma il momento arriva per tutti noi, figliolo. E perciò devi essere preparato. Devi essere pronto, figliolo. Perché devi decidere come lo affronterai. Con grazia e con dignità? O con rabbia e amarezza? Ma questo soltanto tu puoi deciderlo. Soltanto tu lo sai, figliolo.

Questa recensione è stata pubblicata da Gabriele Tassin nel gruppo facebook del Circolo ILEIC.

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