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Radiogol, Riccardo Cucchi (2018)

Edito da: Il saggiatore

PREMESSA
Riccardo Cucchi, storico radiocronista di Tutto il calcio minuto per minuto, racconta la sua carriera nel giornalismo sportivo radiofonico. Prima ancora delle riprese televisive, ad entrare nelle case degli italiani ogni giorno erano le voci di radiocronisti come Sandro Ciotti, Enrico Ameri e appunto Cucchi.

PRO
Carico della giusta quantità di nostalgia, il libro è una perla per chi insieme alle voci dei grandi radiocronisti è cresciuto, immaginando le azioni dei propri beniamini con l’orecchio attaccato alla radiolina. Per persone come me, invece, cresciute insieme a un calcio oltremodo televisivo, le parole di Cucchi suonano come un vecchio racconto della buonanotte: pieno di eroi e incredibili gesta, sentimenti forti, comprimari incredibili e grandi maestri.
Mi sento di consigliare questo libro soprattutto ai bambini, proprio oggi che nella narrazione tele-giornalistica del calcio si va sempre più verso una “pornografia del dato”, una sterile esaltazione della statistica, una morbosa attenzione verso particolari tecnici in realtà insignificanti. Cucchi ci insegna invece che la radiocronaca è il racconto di una storia, non una semplice descrizione dei fatti. Non servono riprese in alta definizione per raccontare una storia, serve solo un grande narratore. Senza l’ausilio delle immagini una radiocronaca è in grado di far sognare il radioascoltatore e portarlo in una dimensione onirica sempre più sconosciuta per i bambini di oggi, che invece avrebbero ancora tanto bisogno di fantasticare intorno ai propri eroi calcistici.

CONTRO
Per me non ce ne sono.

UN ESTRATTO
(Riferendosi in generale ai calciatori, Cucchi descrive il momento in cui smettono di giocare. Ci vedo personalmente un parallelismo con la situazione dell’autore al momento della stesura del libro, dopo il termine della sua carriera come radiocronista.)

Ne ho visti tanti. In alcuni gli occhi mostrano malinconia. un velo di tristezza quando smettono di giocare. Si capisce dopo, molto dopo, quello che si è vissuto. Quando insegui la palla su un campo sei giovane. Non hai tempo per riflettere. Vuoi giocare, crescere in fretta, approdare in una grande squadra; hai energia e velocità nelle gambe. Vai agli allenamenti, sudi, ti metti in mostra perché domenica l’allenatore ti consegni la maglia da titolare, negli spogliatoi. Hai fretta di fare bene, di conquistare l’applauso del pubblico e diventare un beniamino dei tifosi, un calciatore amato. Un calciatore che vive la vita minuto dopo minuto, che la beve come una bibita dolce. E poi, a casa, non pensi a quello che è successo: sogni quello che verrà. Il futuro è lì. Sembra lungo, sembra in grado di donarti tempo, tanto tempo. Hai talmente tanto tempo a disposizione.

Questa recensione è stata pubblicata da Valerio Santori nel gruppo facebook del Circolo ILEIC.