Categorie
Recensioni

Sfidare il cielo, Marco Cattaneo (2020)

Edito da: Rizzoli

PREMESSA
Marco Cattaneo, volto noto di Sky Sport e già autore di libri per ragazzi, si è cimentato in un’impresa non facile: selezionare e raccontare ventiquattro partite che hanno fatto la Storia, con la S maiuscola. Si noti bene quindi che l’autore non intende proporre i match più importanti della storia del gioco, ma si propone di raccontare attraverso alcune partite gli avvenimenti storici degli ultimi 150 anni del continente europeo. Anche Sfidare il cielo: le 24 partite che hanno fatto la storia, come i precedenti dell’autore, è destinato ad un pubblico di ragazzi.

PRO
Libro che si legge con semplicità assoluta, e d’altronde l’autore si rivolge principalmente ad un pubblico di adolescenti. Apprezzabile la scelta non banale di parlare di Storia, e non solo quindi di storia del calcio. Tale scelta condiziona la selezione dei ventiquattro match: succede ad esempio che non venga inclusa Italia-Germania 4 a 3, ma bensì un Roma – Real Madrid del 2001, forse non troppo memorabile dal punto di vista sportivo ma sicuramente memorabile sotto il punto di vista geopolitico: si giocò infatti la sera dell’11 settembre, e non serve ricordare che giornata sia stata quella per il mondo intero.

CONTRO
Per il pubblico al quale è destinato e per l’intento pedagogico del libro, non ci sono grandi contro. Se si vuole introdurre un bambino o un ragazzo allo studio della storia questo libro può essere assolutamente funzionale.
In generale le storie seguono sì un ordine cronologico ma forse sono un po’ troppo slegate tra loro, e soprattutto il titolo è lievemente sbagliato: infatti tra i ventiquattro match raccontati sono pochi quelli che hanno avuto davvero un’influenza sulla Storia con la S maiuscola. Sono stati tutti espressione del loro periodo storico, certo, ma di lì a dire che hanno fatto la Storia, ce ne passa. Emblematico il caso di Roma – Real Madrid dell’11 settembre 2001, che capitò sì in un giorno storico, ma senza influenzare molto la vita dell’umanità colpita e terrorizzata dall’attentato.

UN ESTRATTO
Dal capitolo “Un calcio al razzismo”. Partita raccontata: 8 luglio 1998, Francia vs Croazia.

«Vedrai, sarà più dura del solito» disse Jean scendendo dal letto. Luc richiuse l’album delle figurine. «Non dire così! Noi siamo i più forti!» sbottò. Sapeva che uno dei motivi per cui il fratello diceva cosi era che a Jean non piaceva granché l’allenatore della nazionale francese, Aimé Jacquet. E d’altra par te anche i giornalisti lo criticavano di continuo, tanto che lui aveva dichiarato offeso: «Alla fine del Mondiale lascerò la panchina della nazionale, che si vinca oppure no!». Però a Luc era dispiaciuto. Secondo lui non era così male! Ma in quei giorni c’era anche un altro argomento che teneva banco nei dibattiti televisivi, nei bar, nei discorsi dei francesi: la provenienza dei giocatori in nazionale. Perché tanti giocatori erano figli di immigrati originari delle ex-colonie francesi, e quindi veni- vano da famiglie originarie di Guadalupa, dell’Africa, della Nuova Caledonia o addirittura dell’Armenia. E nonostante le lotte di alcuni giganti della storia come Gandhi, Mandela e Martin Luther King, che molto avevano fatto negli anni passati per ottenere la libertà, l’uguaglianza e l’emancipazione di tutti gli uomini, purtroppo molti francesi non consideravano questi atleti “veramente” dei connazionali e perciò non si riconoscevano in quella squadra colorata.

Questa recensione è stata pubblicata da Valerio Santori nel gruppo facebook del Circolo ILEIC.