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Omertà, Andrew Jennings (2015)

Edito da: Rizzoli, 378 pagine.

PREMESSA
Resa dei conti finale del duello che vede opposti Sepp Blatter, tirannico despota della Fifa dal 1998, e il reporter d’assalto Andrew Jennings, che ha scavato nei meandri più bui della corruzione della massima organizzazione calcistica mondiale. Nonostante l’ostracismo delle alte sfere abbia portato al bando del giornalista investigativo scozzese, alla fine la montagna di prove da lui procurate vengono acquisite dall’ Fbi, facendo deflagrare uno scandalo sportivo assolutamente inaudito.

PRO
La carriera di Andrew Jennings parla per lui: reporter di guerra in Cecenia, indagini sulla Mafia in Sicilia, reportage sulla corruzione della Polizia a Londra, indagini sulla corruzione nel CIO e, nel nostro caso, sugli alti papaveri della FIFA. Il punto di forza di qualsiasi reportage di Jennings risiede nella completezza dei suoi dossier: le indagini sono accurate, le prove esibite schiaccianti (cosa che gli ha causato ostracismi ovunque). Il racconto parla di calcio, ma per come è strutturato e per la moralità nulla e le basse trame dei personaggi coinvolti, potrebbe tranquillamente essere inserito in un elenco dei più avvincenti thriller o spy story.

CONTRO
L’argomento non è dei più leggeri, e la mole di dati , cifre, personaggi e avvenimenti è impressionante, probabilmente prima di andare in stampa si è preferito tagliare qualche parte, a discapito di una maggior completezza d’informazione: da questo punto di vista , un piccolissimo passo indietro rispetto al predente libro di Andrew, “I padroni del calcio”

UN ESTRATTO
(Chuck Blazer, soprannominato “La Pancia” da Jennings per la sua pinguedine, si sbarazza dell’ormai ex amico Jack, potentissimo – e corrottissimo- dirigente caraibico)

Warner si era montato la testa. Sapeva che Blatter non sopportava i frequenti scandali che lo vedevano protagonista, legati ai biglietti per i Mondiali,e avrebbe voluto radiarlo dalla Fifa, ma ovviamente non aveva osato farlo. E aveva aspettato troppo: Jack stava cambiando casacca. L’uomo del Qatar voleva i trentacinque voti che lui controllava, e aveva un mucchio di soldi per comprarli. Jack aveva rubato tutto il rubabile con il trucco del Centro di eccellenza, ed era giunto il momento di trovare un nuova fonte di ricchezze.Mohamed Bin Hammam aveva fornito il denaro per comprare i voti che avevano eletto Blatter nel 1998 e poi nuovamente nel 2002. Era convinto che ci fosse un accordo: dopo un altro mandato Blatter si sarebbe fatto da parte e gli avrebbe lasciato il trono imperiale del calcio. Ma Blatter non se ne voleva andare: bisognava cacciarlo con la forza. (…)Warner indì una riunione dei venticinque membri della Caribbean Football Union.Avrebbero obbedito ai suoi ordini nell’elezione presidenziale, e gli altri nove membri della Concacaf – compresi Stati Uniti e Canada – avrebbero dovuto accodarsi. Mo pagò la Sinpaul, l’agenzia di viaggi della famiglia di Jack, per trasferire i funzionari dalle rispettive isole all’Hyatt Hotel di Port of Spain il 10 maggio 2011. Lo stesso Mo tenne un discorso ,e poi ciascuna delegazione ricevette una grossa busta marrone contenente 40000 dollari in contanti “da spendere come volete”.Jack e Chuck si erano difesi a vicenda per vent’anni: entrambi rubavano e uno proteggeva l’altro. Ma ora non più. Chuck indovinò il motivo della visita di Mo a Trinidad e dell’offerta di quelle buste rigonfie. Parlò con i suoi collaboratori più stretti, che sarebbero andati a quell’incontro. Escogitarono un piano. Alla Trump Tower furono inviate fotografie delle buste piene di denaro. Fu girato di nascosto un video con un cellulare. Quando la Pancia ebbe raccolto prove a sufficienza, le consegnò a un avvocato con la richiesta di trovare dei testimoni e redigere una relazione. prima della fine di maggio Blazer sporse reclamo alla FIFA accusando Warner di corruzione. (…)20 giugno 2011, Zurigo, Jack se n’era andato! protestò per qualche settimana, ma le prove erano troppo solide. Blatter aveva ottenuto quel che voleva , ed era troppo intelligente per infierire. Il “rammarico” da lui espresso per l’uscita di Warner era calcolato per non farlo arrabbiare e non indurlo a rivelare che il presidente sapeva benissimo quello che stava accadendo. (…)E poi Blatter esagerò. “In seguito alle dimissioni presentate da Mr. Warner, tutte le procedure del comitato etico in corso contro di lui sono state chiuse, e la presunzione di innocenza viene mantenuta.”Innocenza? Il mondo intero rise di Blatter – e si infuriò con lui – per aver lasciato che Warner la facesse franca. Ma cosa gliene importava ? Si era liberato di quella presenza imbarazzante, e soprattutto si era sbarazzato dell’uomo del Qatar, che quasi certamente l’avrebbe sconfitto nella corsa alla presidenza FIFA. La Pancia aveva vinto.

Questa recensione è stata pubblicata da Gabriele Tassin nel gruppo facebook del Circolo ILEIC.

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Cartellino rosso, Ken Bensinger (2018)

Edito da: Newton Compton, 414 pagine.

PREMESSA
Succede tutto per caso: un’indagine sulle dichiarazioni dei redditi di alcuni dirigenti sportivi in orbita Fifa scoperchia un pentolone di corruzione di proporzioni ciclopiche. Ken Bensinger, giornalista investigativo vincitore di numerosi premi e finalista al Pulitzer, racconta tutti gli scandali che hanno portato alla caduta di Blatter e alla defenestrazione di tantissimi dirigenti arricchitisi truffaldinamente col calcio.

PRO
Scandali, spie, intrighi, corruzione, personaggi dalla morale dubbia. Manca solo qualche assassinio, e saremmo in un romanzo di Le Carrè. Bensinger ha svolto un lavoro certosino, non trascurando nemmeno il più piccolo e apparentemente insignificante particolare, condendo il suo resoconto con una prosa scorrevole e avvincente (la sua carriera, d’altronde, parla per lui). La mole di dati, cifre e nomi è impressionante, eppure la vicenda ti cattura e non ti molla più.

CONTRO
A differenza di quanto avviene nelle opere di Andrew Jennings, fustigatore del malcostume calcistico, qui l’autore tenta di mantenere una certa neutralità, purtroppo non riuscendovi. La netta condanna, che si può facilmente arguire, agli indifendibili protagonisti negativi del libro,come Havelange, Blatter, Warner, Blazer, Grondona, Teixeira, Marin, Gulati seppur comprensibile e condivisibile dovrebbe essere lasciata al giudizio del lettore.

UN ESTRATTO
(Il tentativo di Bin Hammam di comprare i voti delle federazioni caraibiche tramite delle tangenti, benedetto dall’ambiziosissimo Jack Warner, mostra quanto l’arroganza e il delirio di onnipotenza di quest’ultimo siano ormai ingovernabili persino dai suoi antichi sodali)

Dopo una colazione a buffet all’ Hyatt, la mattina dell’11 maggio, i delegati della CFU a Port of Spain si riunirono in quella che doveva essere una sessione di brainstorming sul futuro del calcio nei Caraibi.Invece i delegati ascoltarono una velenosa tirata di Warner, furioso perché Blatter aveva scoperto dei regali.”Quando Bin Hammam ha chiesto di venire ai Caraibi, voleva portare delle targhe d’argento, dei trofei di legno, delle bandierine e così via” – cominciò Warner nel suo forte patois.”Io gli ho detto che non c’era bisogno di alcunché: lui ha detto che allora voleva portare qualcosa per i Paesi che avesse lo stesso valore di quel dono. Io gli dissi : Se porta contanti, voglio che non li dia a nessuno. può consegnarli alla CFU , e la CFU li distribuirà ai suoi membri – continuò Warner – Non voglio che sembri, nemmeno lontanamente, che qualcuno la possa votare , per via di questi regali.“I delegati, in camicia e giacca sportiva, sedevano in un silenzio basito ascoltando il discorso. Warner disse che sarebbe stato felice di riprendere i soldi da chiunque non li volesse: che Blatter stesso aveva saputo dei regali: che pensava che Bin Hammam potesse proteggere gli interessi dei Caraibi a Zurigo: e che era di cruciale importanza che la CFU mantenesse il controllo della Concacaf votando come un blocco unito.So che ci sono persone qui che si ritengono moralmente superiori li fulminò Warner Se siete pii, andate in chiesa, amici miei, ma il fatto è che gli affari nostri sono affari nostri. Entriamo in questa stanza, imprechiamo e disapproviamo, urliamo e strepitiamo, ma quando ce ne andiamo i nostri affari sono affari nostri, e questa è la solidarietà.Fu solo alle due del pomeriggio che Warner chiamò il suo sempre più agitato segretario generale.La sua spiegazione rese Blazer più incredulo. I soldi veniva no da Bin Hammam che in origine voleva consegnarli a tutti i delegati.Invece Warner aveva detto al qatariota che era meglio distribuirli come una sorta di regalo da parte della CFU. in questa maniera, pensava Warner, avrebbe avuto lui tutto il merito e non sarebbe sembrato che Bin Hammam volesse comprare direttamente i voti.Blazer era furibondo.“In ventuno anni non abbiamo MAI comprato un voto” disse. “Abbiamo affrontato elezioni eabbiamo mantenuto incarichi per tutto questo tempo e non abbiamo mai comprato un voto. Ora hai permesso che questo succedesse e cambieranno tutte le dinamiche della confederazione.”Questo comportamento sconsiderato li metteva entrambi in pericolo. Ma Warner era sprezzante. Se qualcuno aveva un problema, disse, potevano contattarlo direttamente.

Questa recensione è stata pubblicata da Gabriele Tassin nel gruppo facebook del Circolo ILEIC.