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Un giorno triste così felice, Lorenzo Iervolino (2014)

Edito da: 66thand2nd. p. 343.

PREMESSA
Lorenzo Iervolino ci regala un viaggio in un mondo “antico”, profondamente diverso da quello che siamo abituati a conoscere, portandoci alla scoperta di uno dei grandi della storia del calcio, ossia Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, a tutti noto come Sócrates o come O Doutor. Tuttavia, Socrates non è stato solo uno dei calciatori più forti di sempre del Brasile e della storia del gioco (nonostante la sua sfortunata esperienza italiana): è stato un medico, prima di essere un cittadino. Un cittadino fiero ed orgoglioso delle sue origini, prima che un calciatore. Un uomo schierato, pronto a difendere le sue idee, prima di essere un semplice calciatore (tanto che Pelè è arrivato a definirlo «il giocatore più intelligente della storia del calcio brasiliano»). Peraltro se pensiamo a Socrates non possiamo che pensare a quel (per certi versi meraviglioso) esperimento che è stato la Democratia Corinthiana, in cui i calciatori del Corinthians avevano la libertà di autogestirsi (e se questo può sembrare assurdo oggi, pensate come poteva essere vista una cosa simile nel Brasile degli anni ’80).

PRO
Il merito di Iervolino è di saper raccontare la carriera e la vita del Doutor legando indissolubilmente il Socrates attivista con il Socrates giocatore. Inoltre, ci viene spiegato il perché si giunse all’esperimento della “Democratia”. Per questo, a mio modesto avviso, Socrates può essere ragionevolmente definito come l’antesignano degli atleti che in tempi successivi prenderanno posizione sulla tematica dei diritti civili. Non a caso, come lui stesso ha avuto modo di dire: «la democrazia corinthiana è stata l’unica cosa importante della mia carriera, tutto il resto sono stati calci ad un pallone».

CONTRO
Nessuno. Considerato il taglio dato dall’autore – che mescola la storia del Brasile (dalla dittatura alla democrazia) con quella di Socrates – in questo caso non c’è nessun contro, perché il quadro complessivo è totalmente coinvolgente.Estratto: mi piacerebbe riportare qui un estratto riguardante non il Socrates calciatore bensì il Socrates cittadino, impegnato per ottenere elezioni dirette, così da porre fine al regime militare che governava il Brasile da circa due decenni. Socrates arrivò addirittura a promettere che, in caso di sconfitta, si sarebbe ritirato. Le elezioni del 25 aprile 1984 non ebbero l’esito sperato (sebbene il regime militare sarebbe caduto l’anno successivo). Socrates, quindi, si ritrovò ad agire di conseguenza.

UN ESTRATTO

Come è dura dirlo: abbiamo perso. Abbiamo perso tutti, anche quelli convinti del contrario. Sento la sconfitta in ogni punto del mio corpo, fa male. Ora devo onorarla, la sconfitta. Mia moglie, i miei figli, i miei amici, ho trascinato tutti in questa lotta. Niente più Corinthians, niente più gloria, bisogna tener fede alle proprie parole, e portare questo mio corpo sconfitto fuori dal paese. Perché è il mio corpo, solo lui, l’unico verbo politico che mi rimane. Ed è la coerenza l’unica arma che ho per resistere al naufragio. Posso dire di averlo imparato da Ernesto Guevara: sempre il primo ad aprire gli occhi sul campo di battaglia. L’ultimo a lasciare il ministero quando gli toccò vestire i panni del burocrate. Non mi sono mai sentito un guerrigliero, solo un cittadino brasiliano che lotta insieme a tutti gli altri. “Sentire ogni sofferenza come la propria”. Posso dire di averlo imparato da Ernesto Guevara: la coerenza e il suo corpo, portati al fronte boliviano per non tradire sé stesso. E non tradire il suo popolo, quello di una nazione senza confini. Oggi posso dire di sentirmi l’ultimo a lasciare il campo. Ma da domani tutto questo rimarrà alle mie spalle.

Signore e signori, O Doutor Socrates, colui che ha colpito la palla di tacco sempre e solo per fare innamorare i suoi tifosi.

Questa recensione è stata pubblicata da Simone De Carlo nel gruppo facebook del Circolo ILEIC.